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Scuola, in Ue si spendono 806 miliardi di euro: quali Paesi investono di più nell’istruzione

di Giustizia Notizie24
31/08/2026
Scuola, in Ue si spendono 806 miliardi di euro: quali Paesi investono di più nell’istruzione

Si avvicina il giorno del rientro a scuola per milioni di studenti in tutta Europa. Il tema dell’istruzione torna così sotto i rifrettori del dibattito pubblico, anche in Italia dove si avvicina la nuova legge di Bilancio. L’Europa sta vivendo anni e mesi di incertezze, tra pandemia, guerra in Ucraina e le conseguenze del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Una realtà che si abbatte anche sulla scuola, sulle carenze presenti in certi Paesi e sugli investimenti.
Euronews ha cercato di rispondere al quesito se una maggiore spesa produca competenze più solide. Ha quindi analizzato i Paesi che spendono di più per l’istruzione e quali sono stati i risultati.

Quali Paesi europei spendono di più per l’istruzione?
Complessivamente i Paesi Ue hanno speso 806 miliardi di euro per l’Istruzione nel 2023 (ultimo dato aggiornato), pari al 4,7% del Pil. Si tratta di un dato elevato, ma se si guarda all’ultimo decennio, è in calo. Infatti secondo Eurostat, la spesa pubblica per l’istruzione in percentuale del Pil è diminuita, passando dal 4,96% del 2014 al 4,65% nel 2023.
La spesa più alta si registra in:

Svezia con 6,8% del Pil;
Finlandia con 6,29% del Pil;
Islanda con 6,27% del Pil;
Belgio con 6,21% del Pil;
Danimarca con 6,11% del Pil;
Norvegia con 5,74% del Pil;
Francia con 5,26% del Pil;
Olanda con 5,17% del Pil;
Austria con 5,16% del Pil.

Dove si spende più vicini alla media Ue (sotto il 5% del Pil):

Slovacchia con 4,92% del Pil;
Svizzera con 4,83% del Pil;
Slovenia con 4,82% del Pil;
Cipro con 4,80% del Pil;
Germania con 4,77% del Pil;
Polonia con 4,54% del Pil;
Portogallo con 4,48% del Pil;
Bulgaria con 4,44% del Pil;
Lettonia con 4,34% del Pil;
Lituania con 4,34% del Pil;
Spagna con 4,34% del Pil;
Cechia con 4,27% del Pil;
Italia con 4,06% del Pil.

Dove si spende meno (sotto il 3% del Pil):

Lussemburgo con 3,93% del Pil;
Ungheria con 3,62% del Pil;
Malta con 3,44% del Pil;
Grecia con 3,33% del Pil;
Romania con 2,97% del Pil.

La classifica non tiene conto della differenza di ricchezza tra i paesi, ma dello sforzo finanziario di un paese nell’istruzione.
C’è correlazione tra investimenti e risultati?
Ci sono differenze notevoli tra il Pil che una nazione mette nell’istruzione e le risorse disponibili per ogni studente. Per esempio, il Lussemburgo ha speso il 3,74% del Pil per l’istruzione, al di sotto della media europea, ma ha registrato la spesa per studente più alta, pari a 18.422 (parità di potere d’acquisto) che è pari al doppio della media europea.
La Bulgaria ha invece un andamento opposto, con una spesa per l’istruzione vicina alla media europea in percentuale del Pil, ma una spesa per studente bassa, la più bassa in Europa.
Come questi dati si ripercuotono sui risultati degli studenti? Sappiamo che la Norvegia è tra i Paesi che spendono di più per ogni studente, mentre la Lettonia spende molto meno. Secondo l’analisi di Euronews, però, gli studenti lettoni ottengono risultati di gran lunga migliori rispetto ai Paesi nordici in quanto a competenze di base.
Cosa significa? Che spendere di più non produce automaticamente risultati migliori.
I risultati dell’OCSE
Il Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA) mette a confronto le competenze di lettura, matematica e scienze dei quindicenni. Certo non si può cogliere ogni aspetto della qualità di un sistema educativo da un dato ristretto, ma può dare alcune indicazioni sul livello raggiunto.
Nel 2022 il 26,2% degli studenti dell’Unione Europea ha ottenuto risultati insufficienti in lettura e il 29,5% in matematica. Sono dati in peggioramento rispetto al 2012, quando si attestavano rispettivamente al 18% e al 22,1%.
I Paesi che spendono di più per studente registrano i risultati migliori in matematica, ma non è una relazione automatica, sottolinea l’analisi. L’Estonia per esempio ha registrato la percentuale più bassa di studenti con scarsi risultati in matematica nell’Unione Europea, seguita da Irlanda e Danimarca. Gli stessi tre paesi hanno registrato percentuali più basse in lettura.
E la Danimarca è tra i paesi europei che spendono di più per l’istruzione. La Lettonia invece ottiene risultati buoni, considerando le scarse risorse che mette nell’istruzione. Basti guardare i risultati degli studenti in matematica e lettura, che sono migliori rispetto alla media europea.
L’Europa è lontana dai livelli minimi
L’Unione Europea ha un obiettivo, ovvero quello di ridurre il tasso di insuccesso nelle competenze di base a meno del 15% entro il 2030. Ma quasi 3 studenti su 10 non raggiungono il livello minimo richiesto in matematica.
Il dato è alimentato dalla disparità socioeconomica: i risultati del PISA sottolineano una correlazione tra risultati inferiori e studenti appartenenti a fasce di reddito basse.
Se i livelli di investimento nell’istruzione dovessero restare simili agli attuali, il paradosso del calo demografico è che aumenterebbe la qualità dell’istruzione per singolo studente. Si prevede infatti che con il diminuire della popolazione, per esempio in Italia, Grecia e Spagna, cresca lo spazio per investire di più in ogni singolo alunno.
Secondo il rapporto della Commissione europea “Investire nell’istruzione 2025”, al cui interno è descritto l’obiettivo dell’istruzione per il 2030, classi meno numerose e un insegnamento personalizzato migliorano la formazione e quindi le competenze di base. Queste favorirebbero la produttività, l’innovazione e la crescita economica.
Secondo le stime, il Pil dei Paesi europei potrebbe superare l’8-10% rispetto alle proiezioni attuali entro il 2030 se un maggior numero di persone raggiungesse un livello sufficiente di competenze di base. Un obiettivo possibile solo in due modi: mantenendo gli investimenti attuali nei paesi dove si presenta il fenomeno del calo demografico e investendo di più in quelli dove la popolazione cresce.

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