Il 91,7% degli iscritti del Movimento 5 Stelle ha votato contro la prosecuzione dell’invio di armi all’Ucraina, dando così a Giuseppe Conte un mandato – “forte e chiaro” – da portare al tavolo del centrosinistra. È uno dei risultati della consultazione sul programma di Nova, la due giorni milanese che si è conclusa oggi e che ha messo nero su bianco alcune delle posizioni destinate a pesare nel confronto con gli alleati. Il 94,1% ha votato contro il piano di riarmo europeo e il 91,8% contro l’aumento della spesa per la difesa. Il primato del diritto internazionale ha ottenuto invece il 98,3% dei sì, mentre il 97,9% ha votato a favore di una conferenza internazionale e del riconoscimento dello Stato di Palestina.
“La nostra base ci ha dato un mandato chiaro, che assolveremo con determinazione” ha detto Conte dal palco di Nova, ribadendo che “continuare a inviare armi significa allontanare la pace”. Il leader M5S ha quindi rilanciato la linea del Movimento: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni”. Una posizione che resta uno dei principali punti di distanza con il Pd e che Conte non sembra intenzionato a diluire nel confronto con gli alleati. La replica dei riformisti dem non si è fatta attendere. Il senatore Filippo Sensi, già critico nei giorni scorsi sulla linea pentastellata, ha definendo l’esito del voto un risultato “bulgaro”, ironizzando sul fatto che “le percentuali non saranno dissimili da quelle che riporterà Russia Unita alle elezioni”. Nel programma dei 5 Stelle, al punto 17, si chiede di “cambiare radicalmente l’approccio” dell’Italia e dell’Europa alla guerra in Ucraina e si sostiene che l’invio di armi allontani la pace, indicando la necessità di una svolta negoziale. Una posizione sulla quale il confronto con gli alleati è destinato a proseguire. Nel pomeriggio la segretaria del Pd Elly Schlein ha commentato il percorso appena concluso dal M5S, dichiarando di aver “guardato con attenzione ciò che è emerso” ritrovandoci “molte cose condivisibili, se non sovrapponibili. Su quelle su cui non siamo già d’accordo discuteremo”. Schlein ha quindi ribadito che prima viene il programma comune e solo dopo la scelta della leadership: “Poi o facciamo che guida chi ha più consenso, oppure faremo le primarie, ma prima il programma comune”, ha aggiunto, dicendo di essere “fiduciosa. Sulle nostre differenze troveremo un accordo e un compromesso. Quando ci mettiamo insieme governiamo bene”.
Ma dalla chiusura di Nova Conte non è apparso affatto incline ad accomodamenti. “È tempo di una politica progressista”, ha detto, sottolineando che il Movimento è “obbligato a essere radicale senza compromessi”. E ha indicato anche ciò che, a suo giudizio, andrebbe cancellato qualora arrivasse al governo: dal riarmo alle norme che hanno abolito l’abuso d’ufficio, fino alle modifiche sui poteri della Corte dei Conti e alle norme che limitano strumenti investigativi e intercettazioni. “Faremo tabula rasa”, ha sintetizzato, annunciando inoltre l’intenzione di cancellare le cosiddette leggi bavaglio e di intervenire sulle norme che riguardano le proteste e il dissenso politico. Nel programma di Nova figurano anche il rilancio del salario minimo, una nuova versione del reddito di cittadinanza, maggiore progressività fiscale e il riconoscimento dello Stato di Palestina. La due giorni milanese consegna dunque a Conte un programma da portare al confronto con le altre forze del centrosinistra, ma anche una serie di nodi ancora aperti, a partire proprio dalla politica estera. Il leader M5S, chiudendo Nova, ha avvertito: “Sui contenuti politici non indietreggeremo di un millimetro”.
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